pubblicato il 26 Novembre 2016
Molti mi chiedono cosa voterò al referendum, la risposta è semplice. Basterebbe guardare la foto in basso per prendere una decisione su una riforma costituzionale, realizzata da una Governo non eletto e mantenuto “politicamente” in vita da due ex “berlusconiani di ferro” come Denis Verdini e Angelino Alfano.
Cercherò
di entrare in materia giuridica-costituzionale il meno possibile, volendo
volontariamente lasciare il dibattito tecnico a coloro che hanno più
argomentazioni e competenze, pur avendo molto da dire. Dal punto
di vista politico è naturale esprimere un semplice NO al referendum. Mi è stato
detto: “Sei come Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino o Gianfranco Fini”. Pur non
nutrendo affinità politica e simpatia verso questi personaggi, sarei ben lieto
se l’attuale Presidente del Consiglio non eletto avesse almeno un pizzico della
cultura e della conoscenza in materia dei tre dinosauri della politica sopra
citati. Costituzionalisti, principi del foro e politici di vecchia data e della
vecchia scuola si oppongono, secondo Renzi, perché non vogliono
“modernizzare” il paese. Penso che più semplicemente chi si è confrontato con
l’elettorato vorrebbe continuare a farlo a differenza di Renzi,
che sembra che non sia interessato all’opinione del popolo sovrano, purtroppo
accompagnato anche dall’oramai mite Silvio Berlusconi. L’unico dato che mi inquieta nella riforma
è il tentativo di trasformare un organo puramente elettivo come il Senato, in
una aula parlamentare nominata dalle segreterie di partito, che conquistandosi
le regioni invierebbero a Roma gli uomini più fedeli e, se permettete,
“asserviti al potere”. La riduzione dei costi? Una emerita scemenza, si
risparmierebbero 50 milioni di euro, “equivalente ad un bicchiere d’acqua in un
oceano”. Basti pensare che il bilancio del nostro Comune di Orvieto ammonta a
circa 20/21 milioni di euro. Distruggere il bicameralismo con il solo obiettivo
di determinare un’assemblea di servi, espressione dei gruppi di potere
territoriali, sarebbe un grave errore. Per tutto questo e molto altro. Al
referendum il 4 dicembre #IoVotoNO.

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